♫♪  L’IN-CANTO DEL SUONO NELLA RELAZIONE PRE E NEONATALE  ♫♪

“…tutto è suono, null’altro che suono… L’essere umano è suono anche se non lo sa o lo ha dimenticato”. (A.Tomatis)

 

La musica è la stenografia dell’emozione, ha il potere dell’espressione, attiva i nostri sentimenti e stati d’animo più profondi. Ci accompagna da quando siamo ed esistiamo, è radicata nei nostri battiti di vita, ci introduce in un universo fatto di ritmo, tempo e movimento, plasma i nostri modi d’essere, la percezione del nostro corpo, i nostri sentimenti e le nostre emozioni; regola il nostro battito cardiaco, la pressione sanguigna, potenzia le difese immunitarie. Nel pancione della mamma il bambino è avvolto in una “bolla sonora”, in un “universo sonoro e ritmico” che culla l’embrione in modo costante e rassicurante; il battito cardiaco, il flusso sanguigno, il respiro, i movimenti diaframmatici, i borborigmi intestinali, il rumore delle articolazioni sono tutte fonti sonore che costituiscono una stimolazione per il feto. Dalla 24° settimana il feto è realmente in grado di udire i suoni; l’orecchio del bambino in questo periodo mette in funzione processi cognitivi di riconoscimento e di memorizzazione; si è dimostrato infatti che sa riconoscere determinate voci alle quali offre precise risposte motorie e fisiologiche. Se il  feto sente uno stimolo sonoro proposto ripetutamente e intervallato dal silenzio, dimostrerà di rispondere differentemente man mano che diventerà a lui familiare; questo vuol dire che è in grado di udire, memorizzare, discriminare, ossia riconoscere l’uguale e il diverso.  

Una volta venuto alla luce è capace di riconoscere perfettamente le musiche ascoltate con regolarità durante la gestazione; studi scientifici hanno infatti dimostrato che il bimbo reagisce rilassandosi e tranquillizzandosi al loro ascolto, come se quei suoni avessero la capacità di riportarlo al mondo accogliente e protettivo del ventre materno.

A.Tomatis, un otorinolaringoiatra francese, studiò e fece numerose ricerche sull’ascolto e sulla vita e il vissuto intrauterino, confermando l’importanza della percezione sonora in relazione alla formazione della personalità futura. La modalità attraverso la quale una persona percepisce se stessa e si relaziona con il mondo circostante, è strettamente legata al modo di ascoltare e alla qualità degli stimoli sonori percepiti. Tomatis scoprì che le frequenze acute sono quelle maggiormente avvertite dal feto, percepite e ascoltate tramite la conduzione ossea, il liquido amniotico, e le cellule del Corti, attive e funzionanti alla base della coclea dal quarto mese e mezzo di vita intrauterina - specificatamente attive nella percezione dei suoni relativamente acuti (300 Hz - 1200 Hz circa). In questo modo il feto riesce così a difendersi dai suoni gravi per lui aggressivi, infatti le frequenze gravi verranno percepite dal feto solamente più tardi, molto dopo la nascita. I rumori presenti nel ventre materno (battito del cuore, rumori digestivi, borborigmi intestinali…), vengono registrati e immagazzinati dal feto ma solo in base al ritmo; anch’essi avranno la loro parte nel corso della vita post-natale sia sul piano psicologico che su quello neuro vegetativo del bambino.  Le frequenze relativamente acute, sono considerate da Tomatis le frequenze dell’affettività, pare che siano più ricche di stimolazione energetica per il Sistema Nervoso Centrale e rappresentano il ‘nutrimento energetico per il cervello’. Quelle gravi sarebbero invece causa di perdita di energia nervosa. È  importante pertanto che le frequenze acute siano non solo udite ma anche ben ascoltate. All’interno della coclea le cellule ciliate, deputate alla trasformazione dell’informazione sonora in impulso nervoso, sono più di cinque volte superiori in numero nella zona di ricezione delle tonalità alte rispetto alla zona di ricezione delle tonalità basse. I toni gravi non solo stimolano una piccola parte delle cellule ciliate della coclea ma sollecitano anche il vestibolo che gestisce il movimento, la postura, la mimica, la coordinazione e l’equilibrio del corpo nello spazio; tutti i muscoli del corpo sono sotto il suo controllo. La stimolazione eccessiva del vestibolo induce i muscoli a muoversi anche attraverso micromovimenti impercettibili alla vista, portando così il soggetto sollecitato ad un notevole dispendio di energia nervosa. La percezione di suoni gravi induce ad essere irrequieti, distratti e spesso iperattivi, proprio a causa dell’eccessiva stimolazione vestibolare non compensata dalla possibilità di controllo corticale favorita dalla percezione ottimale delle frequenze acute. Quando parliamo di frequenze acute e gravi, occorre ricordare che vengono percepite dal feto attraverso l’ambiente liquido e non per via aerea. Il feto dopo il parto deve bruscamente acclimatarsi al nuovo ambiente. L’orecchio medio, in particolare la Tromba di Eustachio, trattiene per circa dieci giorni dopo il parto il liquido amniotico; in questo modo i due livelli medio e interno dell’orecchio restano accordati sulle frequenze dell’ambiente liquido. Dopo circa dieci giorni la Tromba di Eustachio si svuota della sostanza liquida e il neonato perde la percezione dei suoni acuti, diventando momentaneamente come sordo. Grazie a un lungo e progressivo apprendimento che dura settimane, l’orecchio ritrova, attraverso l’aria circostante, il contatto che aveva con la voce che lo cullava nel profondo del suo universo uterino. 

Il canto, il suono, la musica hanno una grande funzione rassicurante e contenitiva molto utile al bambino sin dalla nascita e non solo. Sugli adulti ha lo stesso effetto: proviamo ad immaginare di telefonare ad un centralino e di dover rimanere in attesa due o tre minuti in assoluto silenzio…, riattaccheremmo quasi subito il ricevitore! La musica di sottofondo aiuta a rilassarsi, così come prima di un decollo aereo, dal dentista, in sala operatoria. Ha proprietà rassicuranti e contenitive e utilizzata proprio con questo intento può essere percepita anche emotivamente all’interno di una relazione affettivamente significativa. Tutto nel bambino passa prima attraverso le sensazioni e le emozioni, e la musica è proprio la ‘lingua’ in grado di tradurle e trasmetterle.

La nostra voce risuona grazie al nostro corpo, così come uno strumento musicale emette il suo suono grazie alla cassa armonica di cui è costituito. L’utilizzo della voce  presuppone reciprocità, interazione ed impegna la partecipazione di tutto il corpo - presenza, mimica, gesto, movimento. La voce è il prolungamento delle nostre emozioni e sentimenti, le sue vibrazioni si espandono sulla pelle e riverberano attraverso le ossa: un bambino preso affettuosamente tra le braccia può percepire numerose vibrazioni attraverso la pelle se, per esempio, mentre gli cantiamo qualcosa poggiamo il nostro mento sulla sua testina.   

Cantare ‘a’ e ‘per’ il bambino è un gesto d’amore capace di creare un legame già prima della nascita; se viene compiuto questo percorso, allora il giorno del parto non rappresenterà un inizio ma una continuazione del rapporto già iniziato precedentemente! Una voce ricca di intonazione melodica, di enfasi e di sfumature ha un grande potere attrattivo per il bambino, e non solo: tranquillizza, calma, dà sicurezza. Queste caratteristiche prettamente musicali sono comuni per esempio al  baby-talk, una modalità comunicativa che le mamme adottano nei confronti dei loro bambini per suscitare attenzione o per calmare; le caratteristiche sono la semplicità, l’andamento lento, l’altezza dei suoni superiore a quella riscontrabile nella lingua standard, l’intonazione che sembra seguire un senso ascendente quasi in forma di domanda. Sia madre che bambino attraverso movimenti, stimolazioni tattili e cinestesiche regolano la scansione temporale delle loro espressioni attraverso ripetizione e variazione così da dar luogo ad una vera e propria confluenza. L’aspetto più rilevante è che madre e bambino sono uniti da un unico e identico ritmo e si alternano su una battuta ogni 0.9 secondi (adagio), in cui l’uno ascolta i suoni emessi dall’altro rispondendo a turno in ragione delle caratteristiche prosodiche.

Molti aspetti del comportamento umano sono regolati da una sorta di musicalità che permette di anticipare o regolare il comportamento dell’altro; l’elemento ritmico per esempio consente la relazione in sintonia coi movimenti dell’altro. Ritmo e melodia legano due esseri umani in un’attività motoria attraverso la condivisione emotiva e l’esperienza sociale.

Il canto della ninna-nanna è un’espressione musicale tipica attraverso la quale si verifica una comunicazione affettiva e fusionale grazie all’elemento musicale che agisce in questo caso però molto più efficacemente a livello corporeo. Esistono molte ninne-nanne presenti nelle tradizioni di ogni popolo e cultura, altrettante sono state scritte da autori classici come Brahms, Chopin, Fauré, Ravel, Massnet, List, etc…che hanno regalato delle bellissime pagine di musica d’arte dedicata a questo tema. In generale le ninne-nanne sono costituite da un testo, hanno una struttura semplice e ripetitiva, una melodia dolce e soave dall’andamento lento/adagio, dal metro regolare binario o ternario, dal ritmo uniforme che ha un effetto rassicurante e rilassante sul bambino. Il testo è presente nella maggior parte delle ninne-nanne popolari, pressoché assente invece in quelle scritte da autori classici.

Nell’ambito della tradizione europea, le tonalità maggiori sono più usate nei paesi occidentali, mentre quelle minori sono più tipiche dell’Europa orientale a sottolineare le influenze della tradizione popolare di appartenenza. Una struttura melodica regolare e semplice permette la percezione dell’elemento ‘ripetizione e variazione’, che aiuta il bambino ad imparare ad organizzare e strutturare sequenze comportamentali e sociali. Ripetizione e variazione sono le prime esperienze musicali del bambino, consentono di attivare la comprensione del tempo per la comprensione della musica, e sono anche alla base dello sviluppo dell’attitudine musicale.

Il canto di una ninna-nanna unito al dondolio prodotto dalle braccia materne o dalla culla, riproducono il ritmo del battito cardiaco o il tempo del respiro percepito nel periodo fetale. La melodia continua di una ninna-nanna cantata dalla mamma ha il potere di fondere entrambe i corpi in un tutto armonico fluido capace di contenere e rassicurare come nello stato pre-natale.

Mentre viene cantata la ninna-nanna si abbraccia il bambino contenendolo, dondolandolo e cullandolo evidenziando l’andamento della melodia col corpo, amplificando gli elementi musicali in essa presenti. Il respiro, il contatto e il calore del corpo permettono di sintonizzarsi e modellarsi reciprocamente. Inizialmente il canto si unisce al gesto e i suoni guidano la danza, poi il bambino si rilassa e si addormenta  non tanto in virtù delle parole, quanto invece dall’andamento dei suoni vocalici cullanti. La mamma asseconda il rilascio di tensione muscolare modificando lo sforzo necessario a sostenere il bimbo e modulando l'emissione della voce. Man mano che il bambino si addormenta il canto diventa lieve, quasi sussurrato, decrescendo in relazione al rilascio di tensione del bambino. 

I suoni prodotti quindi assumono una diversa espressività e un diverso significato comunicativo-relazionale col cambiare dell’atteggiamento del corpo.  La componente ritmico-sonora e affettiva diventa una comunicazione subliminale e le manifestazioni corporee che esprimono sicurezza,  fiducia, contenimento affettivo, accoglienza, prodotte attraverso la ninna- nanna, rappresentano punti di riferimento attraverso i quali il bambino impara a stabilire emozioni e relazioni.

Sono tanti i benefici che si possono ottenere grazie al vocabolario sonoro, un vocabolario spesso poco tenuto in considerazione, relegato a essere messo da contorno o spesso e volentieri subordinato al servizio della parola. L’incanto del suono e della voce ha grandi doti e virtù crea relazione, legame, contenimento, riconoscimento, emoziona! Dare importanza a questo canale comunicativo sin dalla più tenera età, specie nei primi 18 mesi di vita, permette di accrescere lo sviluppo cognitivo in ambito musicale. Linguaggio e musica hanno un’organizzazione cerebrale parallela, le aree cerebrali attivate per la musica appaiono diverse e adiacenti rispetto a quelle utilizzate per il linguaggio e la separazione anatomica delle aree conferma l’autonomia della musica rispetto la parola. E’ possibile e auspicabile favorire l’assorbimento del linguaggio musicale facendo ascoltare musica di qualità, cantando per il bambino e condividendo ascolto e canto in una relazione affettivamente significativa; questo permetterà di acquisire la capacità di pensare musicalmente, definita ‘audiation’ da Edwin Gordon musicista e didatta americano autore della Music Learning Theory. Concludo riportando una frase di Z.Kodaly “La musica non privilegio di pochi ma patrimonio di tutti”.   

Martina Novella socia e insegnante A.I.M.I.

musicista, pedagogista musicale, educatrice nido

 

 

BIBLIOGRAFIA

L.BRANDI, ‘Tra musica e linguaggio: alle origini della parola’ (Quaderni del dipartimento di linguistica – Università di Firenze 13, 2003).

C.CAMPO, ‘I suoni che danno energia – il metodo Tomatis’ in RizaScienze (Riza giugno 2011).

                    ‘Nella pancia della mamma’ in RizaScienze (Riza novembre 2007 numero 234).

B.De Angelis, ‘La ninna nanna e il valore della voce’ (saggio per Roma Tre Università Degli Studi -                             http://host.uniroma3.it/laboratori/museodidattica/documenti/de%20angelis.pdf).

M.IMBERTY, ‘La musica e il bambino’ in J.J.Nattiez  Enciclopedia della Musica (Einaudi, Torino 2002).

A.TOMATIS, ‘Dalla comunicazione intrauterina al linguaggio umano’ (Ibis, Como - Pavia 1993).